RICONOSCERE LE DIFFICOLTA’ SCOLASTICHE: L’IMPORTANZA DI UN INTERVENTO PRECOCE

Le difficoltà scolastiche, spesso con troppa fretta attribuite a svogliatezza o pigrizia, possono nascondere la presenza di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA). Per un genitore, molto più che per un insegnante, potrebbe essere difficile individuare una difficoltà del proprio bambino poiché queste categorie di disturbi non si presentano come un’entità omogenea ma piuttosto un insieme complesso di caratteristiche che ogni persona condivide in misura più o meno estesa. 

Insegnanti e genitori devono però essere a conoscenza delle possibili difficoltà a cui il proprio figlio o alunno sta andando incontro. È necessario sospettare delle difficoltà di apprendimento di un bambino o di un ragazzo, soprattutto quando queste risultano incongruenti con l’età di quest’ultimo e classe frequentata. 

Se tali fragilità non vengono identificate per tempo, infatti, si rischia di sottoporre lo studente a inutili ed evitabili frustrazioni e si corre il rischio di non fornire adeguate opportunità di apprendimento. Sicuramente un’inattesa difficoltà nella acquisizione della lettura e della scrittura sono i campanelli d’allarme più importanti per individuare una difficoltà dell’apprendimento ma, come vedremo più avanti in questo articolo, non sono gli unici. 

Leggere, nella lingua italiana, richiede al lettore di procedere con lo sguardo in direzione sinistra-destra e dall’alto in basso; tale processo, nelle fasi iniziali dell’apprendimento della lettura, appare complesso per tutti gli individui ma, con l’affinarsi della tecnica e con l’uso della componente intuitiva, la difficoltà diminuisce gradualmente fino a scomparire. 

Il soggetto che presenta difficoltà privilegia soprattutto l’uso del processo intuitivo rispetto a quello di decodifica. L’intuizione della parola scritta rappresenta un valido strumento ma, al tempo stesso, è fonte di errori definiti di anticipazione in quanto il bambino legge la prima lettera (o le prime lettere) e prova a“tirare ad indovinare” la parola, molto spesso sbagliandola. 

Altri possibili indicatori di rischio per la presenza di un DSA, oltre alle difficoltà negli apprendimenti di base, possono essere a carico del linguaggio come la presenza di difficoltà nel discriminare suoni o parole simili, difficoltà nel pronunciare parole lunghe o più in generale nell’esprimersi; della memoria con difficoltà a trattenere le informazioni; dell’organizzazione come difficoltà a pianificare il tempo e le attività; della percezione in quanto il bambino riporta problematiche a livello visivo, dell’attenzione con una fatica nel mantenere alta l’attenzione e la tendenza a distrarsi spesso e infine della coordinazione con movimenti goffi e scoordinati.

Una diagnosi tempestiva consente interventi immediati che possono contribuire al miglioramento delle difficoltà e di conseguenza migliorare il rendimento scolastico. Proprio per questo motivo, una grande responsabilità è affidata all’attenzione degli insegnanti che, una volta terminati i primi anni delle elementari, possono individuare quali sono gli alunni con maggiori difficoltà nell’apprendimento, avviare percorsi di potenziamento e, nel caso si sospetti la presenza di un disturbo specifico, non ascrivibile ad un ritardo evolutivo dell’apprendimento, indirizzare le famiglie presso enti specializzati e seguire gli alunni con programmi personalizzati. 

Tuttavia una prestazione atipica non sempre implica un disturbo, per questo motivo la diagnosi non può essere fatta prematuramente. I criteri diagnostici per i disturbi dell’apprendimento prevedono che il bambino non possa essere certificato prima della fine della seconda o della terza elementare

Se è vero però che non si può fare certificazione di un DSA prima di questo periodo è altrettanto vero che si può vedere se ci sono difficoltà nell’acquisizione della lettura, scrittura o del calcolo anche all’inizio della scuola primaria. Come precedentemente accennato, infatti, la precocità dell’intervento è cruciale per una prognosi positiva in quanto contribuisce a prevenire l’insuccesso scolastico, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti emotivi relativi all’apprendimento e al benessere scolastico.

Per questo motivo risulta di fondamentale importanza la sensibilizzazione degli insegnanti, dei pediatri e della popolazione rispetto al tema dei DSA e l’attivazione di progetti di screening, ovvero metodologie di rilevazione capaci di predire un disturbo sulla base di un segno critico individuato in precedenza. Lo screening, quindi, non ha le pretese di evidenziare in modo inequivocabile un disturbo, ma di individuare, con buon livello di attendibilità, i soggetti a rischio per l’insorgenza di un determinato disturbo e  gli ambiti di fragilità nelle singole abilità (correttezza e rapidità della lettura, comprensione del testo, scrittura sotto dettatura, calcolo scritto e a mente e padronanza del dato numerico). 

Programmi di prevenzione e di intervento precoci, messi in atto da esperti qualificati, possono portare i parametri di lettura, scrittura e calcolo vicino ai valori della media; al contrario, se si ritarda l’intervento, buona parte dei soggetti manterrà le proprie difficoltà per tutto l’arco della vita. 

Anche se vi è un consenso generale e diffuso tra gli studiosi e gli operatori della scuola circa l’importanza della identificazione precoce, ancora oggi, nel contesto italiano, sono poche le scuole o gli istituti che adoperano queste prassi, attivando azioni di screening precoce come modalità standard per individuare difficoltà iniziali o reali disturbi dell’apprendimento. 

 Queste azioni sono fondamentali in quanto forniscono una fotografia delle abilità relative all’apprendimento sia del singolo alunno, sia del gruppo classe. In questo modalità possono essere messe in campo azioni finalizzate al sostegno del singolo alunno per fronteggiare le specifiche difficoltà, ma anche ristrutturare le modalità di insegnamento in modo tale da garantire la creazione di uno spazio di apprendimento sensibile e conforme alle caratteristiche del gruppo classe. 

Infine il vantaggio dello screening è rivalutare il ruolo della scuola, modificando le relazioni che intercorrono tra insegnanti alunni e specialisti. 

In questo clima di alleanza per garantire sostegno ai ragazzi e ai bambini, si può ipotizzare che, a fronte dei risultati dello screening possa essere caldeggiato un invio presso le realtà accreditate per svolgere un approfondimento diagnostico e la valutazione della presenza di uno o più eventuali Disturbi Specifici dell’Apprendimento. 

Ancora oggi sussiste una profonda diffidenza a livello sociale rispetto ai disturbi dell’apprendimento. Solo affrontando tali preconcetti si potrà garantire una scuola inclusiva e attenta ai bisogni individuali di ognuno.

 

Dott.ssa Cristiana Di Pede

Dott. Luca Massironi