Genitori & Adolescenti: cyberbullismo e ruolo genitoriale

Una ricerca pubblicata nel 2020 dalla Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (Sipps) ha rilevato che il 22,2% degli adolescenti tra gli 11 e i 17 anni che utilizza quotidianamente il cellulare (85,8%), riporta di aver subito cyberbullismo.

Questo fenomeno ha visto una progressiva diffusione in virtù dell’espansione tecnologica e della sua diffusione alle generazioni più giovani, in particolare quella degli adolescenti (Di Blasio e Caravita, 2007), ridisegnando il campo d’azione del bullismo tradizionale offline (Campbell, 2005; Kowalski et al., 2012; Olweus, 2012).

Effettivamente il cyberbullismo mantiene alcuni aspetti importanti di similitudine con il bullismo, ma non si è limitato semplicemente a traghettare gli atti violenti sul web.

Con cyberbullismo si intendono azioni aggressive perpetrate attraverso la comunicazione mediata da computer, di carattere intenzionale, praticate da un gruppo o da un singolo individuo a danni di una o più vittime (Smith, Mahdavi, Carvalho, Fisher, Russell e Tippett, 2008), o ancora definito come insieme di insulti, provocazioni, diffusione di foto private o ritoccate, furto d’identità online, e minacce all’incolumità della persona (Willard, 2006).

È stato dimostrato che la cyber-vittimizzazione può avere diverse conseguenze sulla salute dell’adolescente, in termini di sintomi depressivi, sintomi somatici, problemi internalizzanti e abbassamento del livello di salute percepita (Wang et al., 2011; Schneider, O’Donnell, Stueve e Coulter, 2012; Vieno, Gini, Lenzi, Pozzoli, Canale e Santinello, 2014; Holfeld e Sukhawathanakul, 2017).

La differenza tra il cyberbullismo e il bullismo offline è determinata dal fatto che le comunicazioni possono avere luogo a qualsiasi ora, di giorno o di notte, comportando quindi meno protezione per la vittima.

Inoltre il cyberbullismo comporta una serie di variabili importanti: il bullo può avvalersi dell’anonimato, con la conseguenza che la vittima non sa da dove provenga la violenza; inoltre, poichè gli attacchi arrivano sui dispositivi personali, quindi anche nei momenti privati e non solo negli spazi dedicati alla socialità, la vittima risulta impossibilitata ad allontanarsi. Infine un aspetto da tenere in considerazione è il ruolo degli “Altri”: Il cyberbullismo coinvolge molte persone diverse, e può essere visto da chiunque usi internet, comportando quindi che la vittima non abbia idea di quante persone siano coinvolte.

Dalla ricerca EukidsOnline è emerso che il 25% dei ragazzi tra i 9 e i 17 anni che ha vissuto esperienze su internet che lo hanno turbato o fatto sentire a disagio non ne ha parlato con nessuno.

Di questi un alto numero di ragazzi tende ad adottare risposte passive ai rischi di internet, come ignorare il problema e sperare che si risolva da solo (35%), o si limitano a chiudere la pagina web o l’app (27%).

Coloro i quali hanno avuto modo di parlare con qualcuno delle esperienze negative per cercare sostegno hanno riportato di aver fatto affidamento agli amici (47%) e ai genitori (38%).

Il ruolo dei genitori e degli amici è importante per poter analizzare il fenomeno del cyberbullismo e provare a pensare come intervenire sull’urgenza e a livello preventivo. Per quanto riguarda il ruolo dei genitori, da alcune ricerche è emerso che il supporto familiare risulta una risorsa protettiva contro la vittimizzazione e i suoi effetti, poiché consente all’adolescente di esperire sostegno pratico e psico-sociale, guida, accettazione ed incoraggiamento (Steinberg, Lamborn, Dornbush e Darling, 1992; Baldry e Farrington, 2005).

Questo può verificarsi se la comunicazione all’interno della famiglia risulta aperta, disponibile e libera. Infatti nelle famiglie con scambi comunicativi scarsi, a livello di qualità e di quantità, l’adolescente risulta maggiormente a rischio di vittimizzazione, online e offline (Smith e Myron Wilson, 1998; Buelga, Marìnez-Ferrer e Cava, 2017).

E’ necessario valorizzare i momenti di routine condivisa, come i pasti insieme ai genitori, per favorire i confronti in grado di rinforzare la relazione genitore-figlio, affinchè i figli si sentano di portare nella comunicazione spontanea i propri problemi incontrati nella quotidianità (Fulkerson, Story Mellin Leffert, Neumark-Sztainer e French, 2006; Udris, 2016; Elgar, Craig e Trites, 2013; Elgar et al., 2014); in questo modo l’adolescente sarà maggiormente in grado di esprimere adeguatamente il malessere provocato dalla vittimizzazione e meno propenso a sviluppare sintomi internalizzanti ed esternalizzanti come conseguenza di esperienze di cyber-vittimizzazione (Elgar et al., 2014).

Un altro elemento sottolineato dalle ricerche risulta che gli adolescenti provenienti da famiglie carenti in termini di regole e supervisione sono maggiormente esposti al rischio di coinvolgimento in dinamiche di bullismo e cyber-bullismo (Ybarra e Mitchell, 2004; Kowalski, Giumetti, Schroeder e Lattanner, 2014; Hemphill e Heerde, 2014).

E’ importante sottolineare che questi elementi (scarsa qualità della comunicazione con i genitori, mancanza di una routine condivisa , carenza di regole e controllo genitoriale) risultano implicati nella dinamica del cyberbullismo, quindi sia per l’adolescente che ricopre il ruolo di vittima, ma anche per colui che ricopre il ruolo di bullo. Dunque è bene ricordare che la responsabilità genitoriale non vede un solo fronte (solitamente si incolpa immediatamente i genitori del bullo), ma deve interrogare tutti i genitori rispetto alle proprie capacità di interlocuzione, vicinanza e calore affettivo, nel rapporto con il proprio figlio.

Per quanto riguarda il ruolo dei pari invece si ritiene che le amicizie svolgano un effetto protettivo per contrastare gli effetti della vittimizzazione online e, al contrario, il rifiuto da parte dei pari incrementa la possibilità di sperimentare tali vissuti (Wright e Li, 2013).

Inoltre il ruolo dei pari può sostenere il ruolo protettivo svolto dalla funzione genitoriale, ma anche andare a sopperire quelle che sono le carenze dettate dalla condizione familiare, stabile o temporanea, dettata dal processo di separazione che l’adolescente sta compiendo nei confronti delle figure adulte.

Dunque è fondamentale per i genitori non lasciarsi spaventare eccessivamente dal web e dal cyberspazio, ma avere in mente che per proteggere il proprio figlio o la figlia da eventuali rischi, non basta mettere un tempo limitato alla navigazione o installare un filtro di sicurezza, ma piuttosto è necessario educare e abituare ogni adolescente ad una buona comunicazione non giudicante e accogliente all’interno della famiglia e all’esterno.

Per Anagramma Psicologi

Dott. Massironi Luca