Genitori & Adolescenti: la depressione e la solitudine in adolescenza.

La depressione è un fenomeno oggi più che mai presente nella nostra società: il 16% della popolazione generale soffre di una depressione significativa a livello clinico.

Non stiamo parlando di un periodo di tristezza o malinconia, ma di una condizione psicologica specifica e accertata a livello diagnostico. I sintomi comuni risultano il rallentamento psicocomotorio, la depressione dell’umore, manifestazioni neurovegetative e la difficoltà nella regolazione delle emozioni.

Tale vissuto si presenta trasversalmente nelle diverse fasi del ciclo di vita.

Negli ultimi anni in particolare sono emersi dati particolarmente preoccupanti relativi alla fascia degli adolescenti. In italia, se guardiamo ai dati che si riferiscono all’arco temporale 2011-2016, possiamo constatare che i disturbi neuropsichici in età evolutiva sono cresciuti del 40-45%, con un incremento annuo medio del 7% (Gruppo CRC, 2017).

Negli adolescenti la depressione, tendenzialmente, si manifesta in maniera differente tra maschi e femmine: le ragazze presentano maggiormente disturbi del sonno e dell’appetito, affaticamento, difficoltà di concentrazione e scarsa autostima, mentre i ragazzi mostrano più spesso anedonia (incapacità di provare piacere), difficoltà scolastiche, della condotta e maggiore frequenza di suicidio (Poletti, 2011).

Perchè è importante provare ad aprire una discussione sulla depressione in adolescenza?

Generalmente, a prescindere dall’età, la depressione opera sui sistemi motivazionali facendo in modo che il sistema della ricerca venga progressivamente soppresso, mentre viene attivato con forza il sistema del panico e dell’attaccamento. Per questo motivo le persone affette da depressione spesso presentano la richiesta di una costante figura di riferimento accanto a loro.

In adolescenza però questo aspetto deve essere letto alla luce del percorso evolutivo. Infatti siamo in una fase del ciclo di vita in cui ogni ragazzo e ragazza è chiamato a muoversi in direzione opposta, ovvero muoversi verso la separazione dalle figure genitoriali con sicurezza ed entusiasmante esplorazione. La depressione invece comporta un malfunzionamento nel processo di separazione, ma che deve essere approfondito.

Dobbiamo considerare due fattori di rischio importanti nell’insorgenza della depressione in adolescenza: l’attaccamento con i genitori e l’attaccamento con i pari.

Molte ricerche, infatti, sottolineano vi sia una stretta interazione fra l’attaccamento insicuro ai genitori e ai pari e lo sviluppo di sentimenti depressivi (Kullik e Petermann, 2013).

Per quale motivo?

Se da un lato ogni adolescente è chiamato a creare nuove relazioni affettive con i pari a discapito di quelle con i genitori, dall’altro l’adolescente, per fare ciò, cerca di ridefinire se stesso attraversando un percorso obbligatorio caratterizzato dalla solitudine, intesa come un bisogno psicologico e fisiologico. In particolare ogni adolescente è chiamato a vivere una distanza fisica ed emotiva dalle proprie figure di riferimento, al fine di raggiungere un senso di autonomia personale (Buchholz, Sorter, 2000; Laursen, Hartl, 2013).

In questa prospettiva, ogni adolescente vive un sentimento di forte contrapposizione tra il bisogno di separarsi e la spinta a affiliarsi e legarsi. Da questa incongruenza può emergere una vulnerabilità che può manifestarsi attraverso vissuti di solitudine, sintomi depressivi, ansia e rabbia (Heinrich e Gullone, 2006).

In questa dinamica gioca un ruolo importante il ruolo dei genitori: se a fronte del processo di separazione le figure parentali non assolvono più una funzione di sicurezza e vicinanza emotiva emergerebbero elementi di rischio non sottovalutabili. Appaiono, quindi, fondamentali la vicinanza affettiva, l’approvazione genitoriale e il sostegno dei coetanei come fattori protettivi contro la depressione e i comportamenti devianti (Chieco, Vieno e Altoè, 2009; Ciucci e Menesini, 2009).

Dunque come genitori è bene garantire ai propri figli adolescenti la libertà di “prendere il largo” mettendosi alla prova in mare aperto e tentando di dirigere il timone in autonomia. Ma allo stesso tempo è fortemente necessario garantire un “porto sicuro” in cui ritirarsi nel momento della burrasca, facendo sentire vicinanza e sostegno.

L’esperienza solitaria e i sentimenti depressivi in adolescenza tendono ad andare costantemente di pari passo (Mahon, Yarcheski, Yarcheski, Cannella e Hanks, 2006).

Bisogna però precisare che la depressione in adolescenza è davvero difficile da riconoscere e differenziare dalle fluttuazioni che sono specifiche in questo periodo. Lo scoramento, l’irritabilità, l’anedonia, sono dettati dalla depressione o sono vissuti specifici in adolescenza? Dipende.

Gli adolescenti presentano un mix di aspetti ansiosi, depressivi e legati alla irritabilità.

Il processo di separazione richiede per sua natura una buona dose di rabbia, di ansia ed elaborazione del lutto del passato, delle sue identificazioni e vissuti relazionali che si devono lasciare alle spalle.

Allora quando possiamo riconoscere la presenza di depressione? L’elemento cardine da considerare è la presenza di un umore depresso tale da impedire il normale svolgimento della propria vita quotidiana. Qualora vi sia un impedimento a vivere la propria vita nei suoi spazi, nei suoi tempi e nei suoi modi, si può pensare di riconoscere la presenza di una psicopatologia e non di una fragilità evolutiva. Ma questo aspetto è utile a noi professionisti.

Agli adulti è necessario piuttosto chiarire l’importanza del mantenimento della vicinanza e della convivialità familiare nel momento di difficoltà dei propri figli, a prescindere dalla presenza di una etichetta diagnostica o meno. Dall’altro lato è importante che gli adulti educhino i ragazzi e le ragazze alla solitudine come manifestazione di un bisogno evolutivo che non per forza va in contrapposizione al bisogno di socialità, ma garantisce la possibilità di ritagliare del tempo per se stesso, favorendo l’autodeterminazione (Corsano et al., 2011).

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