Genitori & Adolescenti: nella stanza il Caos regna sovrano

“La stanza di mio figlio è sempre in disordine, provo a dirgli di sistemarla ma lui preferisce vivere nel caos”.

Caos probabilmente è la parola che i genitori utilizzano per descrivere i propri figli e allo stesso tempo le loro camere. E’ come se la stanza diventasse lo specchio del vissuto conflittuale degli adolescenti. Infatti la camera, luogo in cui spesso i ragazzi e le ragazze si chiudono nella loro intimità lontani dagli occhi indiscreti degli adulti, diviene lo specchio del vissuto interiore fase specifico del proprio figlio. Proviamo a capire perchè.

L’etimologia della parola Caos porta il significato di “fenditura”, “apertura” e “spalancarsi”.

Nell’adolescenza infatti è come se si verificasse una spaccatura tra ciò che è interiore e ciò che è esteriore, il vissuto emotivo fuoriesce con tutte le sue contraddizioni e sembra investire tutto ciò che incontra intorno a sè.

Invece in origine il Caos, nella mitologia, era la personificazione del vuoto primordiale che precedette la creazione. L’adolescenza effettivamente può essere vista come quel vuoto cosmico che regna sovrana prima di un nuovo ordine: ogni ragazzo è chiamato a passare progressivamente dalla condizione di “creatura” (essere figlio di…) alla condizione di “creatore”.

I litigi che governano sovente il rapporto tra genitori e adolescenti sono il frutto del conflitto dettato dalla fine della delega: fino a qualche tempo prima la mamma e il papà avevano il compito di modulare il mondo interiore ed esteriore del figlio, in particolare modellavano il mondo esteriore in modo tale da renderlo il più possibile adatto e accogliente, mentre oggi con l’adolescenza il ragazzo è chiamato a prendere il proprio posto nella cabina di regia per provare a rispondere alla domanda “Chi sono Io?”.

Per fare ciò è necessario rimescolare il tutto e dare il via ad un percorso di cambiamento e trasformazione dettato dall’esplorazione e dalla creatività.

Per questo motivo l’ordine che viene proposto dai genitori non viene riconosciuto, in quanto gli adolescenti non lo riconoscono come proprio. Anche l’ordine della stanza.

Così troviamo i ricordi del passato-bambino, come i giochi, i pupazzi, le foto, insieme ai feticci dell’adolescenza come i vestiti alla moda, i nuovi interessi, i nuovi passatempi, i poster attaccati al muro. Il passato, il presente e in qualche modo il futuro provano a stare assieme costituendo quel mondo interiore, solamente sparsi tutto intorno.

Piuttosto il disordine diviene oggettificazione di un bisogno di incertezza, di indefinitezza che ancora deve prendere una direzione. La camera non è più il luogo del riposo, dello studio o del gioco, diviene con la pubertà più simile ad un laboratorio dove sperimentare nuovi sè, nuovi mondi inesplorati, che siano reali ed interiori.

I vestiti in giro, i libri sparsi sulla scrivania, il letto sfatto e chi più ne ha più ne metta, sono i segni della vita in movimento.

Con questo non intendo dire dunque che è bene sostenere e avallare il disordine adolescenziale. Non bisogna però rifiutarlo, bisogna comprenderlo ed educarlo ad una progressiva definitezza.

In che modo? La quotidianità della vita in famiglia impone una collaborazione progressiva in casa.

Gli esempi dei doveri da affidare ai figli possono essere molteplici: apparecchiare, cucinare, spolverare, pulire gli specchi ecc.. E’ importante per i figli avere responsabilità concrete e acquisire sempre più autonomia nel gestirle. La sfida educativa è quella di imparare a portare a termine un compito, sapersi organizzare e rispettare le scadenze e pianificare il tempo a disposizione.

Solo in questo modo gli adolescenti riusciranno a passare progressivamente dal disordine a un nuovo ordine e transitare dal Sè bambino al Sè adulto…ma senza fretta!

Per Anagramma Psicologi

Dott. Massironi Luca